IL CASO SOTTO LE STELLE #03 Il Collezionista di Anime: L’Ombra, il Trauma e il Cielo di Gianfranco Stevanin

Il 16 novembre 1994, al casello autostradale di Vicenza Ovest, la fuga disperata di Gabriele Musger rompe la superficie di una normalità apparente. L’arresto di un bracciante agricolo trentaquattrenne di Terrazzo per violenza e tentata estorsione si trasforma rapidamente nell’apertura di un vaso di Pandora. La perquisizione nella casa di famiglia porta alla luce uno schedario dettagliato di oltre settemila fotografie anatomiche, trofei personali e i nomi di decine di donne.

Tra il luglio e il dicembre del 1995, le ruspe della magistratura riportano alla luce dai terreni degli Stevanin i resti smembrati di Biljana Pavlović e Claudia Pulejo, avvolti in sacchi di plastica. Seguirono poi i ritrovamenti dei corpi di Blaženka Smolijo, di Roswita Adlassnig e di altre due donne mai del tutto identificate o rimaste prive di sepoltura nota. Gianfranco Stevanin diventa così per le cronache il “Mostro di Terrazzo”. Il quadro clinico emerso dalle perizie disegna la figura di un uomo segnato a sedici anni da un grave trauma cranico con esiti neurologici evidenti, come la perdita dell’olfatto e forti crisi epilettiche, ma giudicato infine pienamente capace di intendere e di volere, condannato all’ergastolo in via definitiva.

L’Asse Pesci-Vergine e la Dissociazione dell’Ego

L’architettura del tema natale di Gianfranco Stevanin rivela la struttura profonda di una personalità divisa tra il bisogno di controllo formale e pulsioni distruttive incontrollabili. L’Ascendente nel segno dei Pesci, in stretta sinergia con la Luna posizionata nella dodicesima casa e in opposizione al Nodo Nord in Vergine lungo l’asse Prima-Settima casa, costituisce la chiave di lettura della componente dissociativa. I Pesci sono un segno d’Acqua legato alla permeabilità dei confini psichici, all’inconscio primordiale e alla cancellazione del limite tra sé e l’altro. Quando la Luna si colloca in questo segno all’interno della dodicesima casa, l’esperienza emotiva si dipana in un territorio sotterraneo, isolato dalla coscienza razionale.

Questa configurazione descrive la tendenza a rifugiarsi in uno stato di trance emotiva nei momenti di sovraccarico relazionale. Durante gli interrogatori e il lungo iter processuale, Stevanin ha continuato a sostenere di aver vissuto gli smembramenti e le violenze come in un sogno o attraverso vuoti di memoria. La dodicesima casa agisce infatti come un contenitore di materiale rimosso e traumatizzato: la violenza non viene percepita dalla mente cosciente come un atto proprio, ma viene “smaltita” attraverso il meccanismo della depersonalizzazione, permettendo all’Ego di sopravvivere alla visione della propria distruttività.

Lo Stellium in Scorpione e la Dinamica Feticistica dell’Ottava Casa

L’elemento cardine della sua struttura pulsionale risiede nell’ottava casa, il settore tradizionalmente legato alla morte, al controllo, al tabù e al confine sottile tra erotismo e distruzione. Qui si concentra un imponente stellium nel segno dello Scorpione che vede la presenza di Venere, Nettuno e Mercurio, trasformando il territorio della sessualità in un campo di battaglia per il dominio assoluto:

  • Venere e Nettuno in Scorpione: Questa congiunzione fonde l’idealizzazione affettiva con la pulsione di possesso e la totale cancellazione dell’altro come soggetto autonomo. La donna non viene vissuta come un individuo, ma come un oggetto d’arte macabra da sublimare, immortalare, catalogare e congelare nello scatto fotografico. L’atto di conservare peli pubici e trofei personali riflette la necessità di immobilizzare l’esperienza relazionale per sottrarla al decadimento e al rifiuto. La bellezza e il desiderio si legano così alla passività totale del corpo femminile.
  • Mercurio in Scorpione: Mercurio nello stesso settore conferisce una mente investigativa, fredda e incline alla segretezza. Applicato alla struttura feticistica, trasforma la perversione in architettura metodica: il catalogo dettagliato, l’archivio rigoroso di immagini e la mappatura di ogni incontro rispondono all’ansia di controllo tipica dei segni d’Acqua fissi, permettendo alla mente di analizzare l’esperienza a distanza di sicurezza.

Il Quadrato T: Impulso Castrato e Rabbia Narcisistica

L’aggressività manifesta e la profonda frustrazione interiore scaturiscono dalla tensione dinamica di un quadrato T che vede il Sole in Bilancia in settima casa opposto a Saturno in Capricorno e in doppio quadrato a Marte in Cancro nella quarta casa.

Il Sole rappresenta la maschera del ragazzo educato, elegante e ossessionato dall’apparenza formale e dal giudizio altrui. Marte in Cancro, trovandosi in posizione di caduta nella casa delle radici e dell’ambiente d’origine, fatica a esprimere la propria aggressività in modo diretto; la rabbia si accumula sotto forma di risentimento, impotenza e dinamiche passivo-aggressive, riportando a una ferita antica legata alla figura paterna e alla percezione della propria virilità.

Quando Marte subisce la pressione del Sole e la corazza rigida di Saturno, la tensione interiore diventa insostenibile. Il quadrato T scarica la sua energia distruttiva ogni volta che la maschera di superficie viene incrinata da un rifiuto o da una minaccia di abbandono. Non riuscendo a gestire la ferita narcisistica, la rabbia repressa di Marte esplode in modo sadico per riaffermare un controllo ormai perduto.

Chirone e Urano: Il Trauma Organico come De-inibitore

Un punto di svolta fondamentale nella sua biografia è l’incidente stradale del 1976, che gli provocò una lesione al lobo frontale. In astrologia, un trauma cerebrale improvviso e la conseguente alterazione della personalità sono ben descritti dall’opposizione tra Chirone in Acquario e Urano in Leone lungo l’asse della salute e dell’espressione dell’identità. Chirone rappresenta la ferita insanabile, il punto di rottura biologico che altera il percorso dell’individuo.

Se il tema natale mostrava già una predisposizione verso la dissociazione e il sadismo di controllo, l’impatto traumatico indicato da Chirone e Urano ha spezzato l’ultimo argine inibitorio. La ferita fisica alla testa si è sovrapposta alla ferita psichica, agendo come de-inibitore organico su una struttura già compromessa. La parabola di Gianfranco Stevanin rimane così uno dei casi più complessi della criminologia italiana: un punto d’incontro tragico in cui il danno cerebrale, la deviazione feticlistica e una complessa architettura psicologica si sono saldati, trasformando la terra di Terrazzo nel teatro di una drammatica scia di delitti.

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